Capurso, dopo 160 anni torna al Santuario della Madonna del Pozzo un antico registro dei frati Alcantarini
Il manoscritto sarà restituito sabato 7 novembre a Palo del Colle. Tra le testimonianze storiche, il racconto di un fulmine caduto nel coro del Santuario nel 1829 e la realizzazione di una campana donata per devozione alla Madonna.
Un fulmine che si abbatte nel coro del Santuario mentre i frati sono riuniti in preghiera. Il terrore dei religiosi, tutti riversi a terra, e la convinzione di essere stati salvati dalla protezione della Madonna del Pozzo. È uno degli episodi più sorprendenti tramandati dalle testimonianze storiche degli Alcantarini di Capurso, oggi riportate all’attenzione grazie a un antico manoscritto che, dopo 160 anni, farà ritorno al convento capursese.
Il documento, intitolato Libro dei conti del Coro, Chiesa e Sagrestia di Santa Maria del Pozzo, riguarda il periodo 1830-1866 e conserva, oltre alle registrazioni amministrative, annotazioni e memorie della comunità francescana che custodiva il Santuario.
La sua restituzione è prevista sabato 7 novembre 2026 a Palo del Colle, durante una giornata dedicata al 160° anniversario dell’accoglienza offerta ai frati Alcantarini costretti ad abbandonare Capurso nel dicembre del 1866, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate dopo l’Unità d’Italia.
Tra le testimonianze più significative emerge un episodio risalente al 31 maggio 1829, quando, secondo la memoria tramandata dai religiosi, un fulmine penetrò nel coro della chiesa di Santa Maria del Pozzo durante la recita del Mattutino.
Il racconto, scritto con il linguaggio dell’epoca, descrive così quei momenti: «L’anno del Signore milleottocentoventinove nell’ultimo di maggio giorno di domenica, alle ore pomeridiane, recitandosi dalla comunità il S. Mattutino pel dì entrante Giugno cascò in questo coro di Santa Maria del Pozzo qui in Capurso un fulmine […]».
La testimonianza prosegue descrivendo lo spavento dei religiosi, sorpresi dall’improvviso evento mentre erano raccolti in preghiera: «Tutti sbigottiti e semivivi bocconi a terra rimasero atterriti, ma per singolare protezione di Maria Santissima, niuno morto, né atterrato!!!».
Nessuno, dunque, secondo il racconto, perse la vita. Un evento che i frati interpretarono come una particolare manifestazione della protezione della Vergine.
L’annotazione richiama anche un quadro esposto nella chiesa, di fronte al pulpito, che avrebbe ricordato l’accaduto.
Si tratta di una testimonianza di notevole interesse, non soltanto per la ricostruzione della storia del Santuario, ma anche per comprendere il sentimento religioso e la devozione mariana che caratterizzavano la comunità capursese nell’Ottocento.
Un altro episodio riguarda la realizzazione di una campana destinata al Santuario.
Nelle annotazioni viene ricordato il lavoro della Fonderia Ripandelli, che, secondo quanto riferito dai frati, eseguì gratuitamente la lavorazione della campana per la particolare devozione del fonditore alla Madonna del Pozzo. Furono riconosciute soltanto le spese necessarie per la sistemazione e l’installazione, comprese quelle relative al fabbro, al falegname e alla realizzazione del battacchio.
Un dettaglio che racconta il rapporto tra il Santuario e la comunità degli artigiani, evidenziando quanto la devozione alla Madonna del Pozzo fosse radicata anche nella vita quotidiana del territorio.
Sono proprio queste testimonianze a rendere particolarmente interessante il manoscritto, che non costituisce soltanto un registro contabile, ma anche una fonte per ricostruire episodi, consuetudini e relazioni della comunità religiosa.
La storia del volume si intreccia con uno dei momenti più difficili vissuti dal convento capursese. Il 28 dicembre 1866, in applicazione delle leggi di soppressione degli enti religiosi e di incameramento dei beni ecclesiastici, il convento e la chiesa degli Alcantarini presso il Santuario della Madonna del Pozzo furono formalmente soppressi e trasferiti dal Demanio dello Stato al Comune di Capurso, che ne aveva fatto richiesta. Già il 23 dicembre, fra Nicola di Santa Chiara, al secolo Nicola Ficarella, originario di Palo del Colle, aveva lasciato il convento per raggiungere l’abitazione della propria famiglia. Lo seguirono i confratelli fra Salvatore dell’Addolorata e fra Raffaele dell’Angelo Custode. A Capurso rimase temporaneamente padre Ambrogio dell’Immacolata, Guardiano del Convento, incaricato di seguire le operazioni di consegna dei beni alle autorità statali.
Fu Domenico Ficarella, fratello di fra Nicola, a offrire ospitalità ai religiosi, mettendo a loro disposizione un appartamento al primo piano del palazzo di famiglia, situato in via Lunga dei Greci, a Palo del Colle. In quegli ambienti gli Alcantarini poterono continuare la vita comunitaria e la propria missione religiosa.
La permanenza non fu tuttavia priva di difficoltà. Le autorità avviarono perquisizioni per individuare eventuali beni ecclesiastici sottratti alla confisca. Il 7 gennaio 1867, fra Salvatore dell’Addolorata consegnò spontaneamente al sindaco di Palo del Colle diversi donativi in oro e argento che erano stati precedentemente messi in salvo.
L’accoglienza della famiglia Ficarella contribuì anche alla diffusione del culto della Madonna del Pozzo nella cittadina. Di fronte al palazzo di famiglia si trovava infatti una piccola cappella che il sacerdote don Francesco Ficarella provvide a ricostruire e migliorare. Al suo interno venne collocato un quadro raffigurante la Madonna del Pozzo, portato dai frati da Capurso e successivamente donato alla famiglia in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta. La cappella divenne così un luogo di riferimento per la devozione mariana a Palo del Colle, mantenendo vivo il legame spirituale con il Santuario capursese.
Sabato 7 novembre la restituzione del manoscritto
A distanza di 160 anni, la storia torna idealmente al suo punto di partenza. Il volume sarà restituito al Convento della Madonna del Pozzo durante una cerimonia in programma sabato 7 novembre a Palo del Colle. Le celebrazioni inizieranno alle ore 18.30 nella Chiesa Maggiore di Santa Maria La Porta, con il saluto dell’arciprete don Giovanni Caporusso e la Santa Messa presieduta da fra Filippo D’Alessandro, Rettore e Guardiano della Fraternità di Santa Maria del Pozzo di Capurso.
Alle ore 19.30 seguirà un approfondimento storico dell’avvocato Giovanni Lanzellotto, del Centro Ricerche Storia Arte Cultura Terra di Bari, e la cerimonia ufficiale di restituzione del registro.
Alle ore 20.00 è prevista la visita alla Cappella della Madonna del Pozzo, in via Lunga dei Greci 30, con la preghiera dell’Antica Novena.
Il ritorno del manoscritto rappresenta un’occasione importante per approfondire la storia del Santuario e valorizzare una parte del patrimonio documentario di Capurso.
Tra le sue pagine rivivono vicende che raccontano la fede, le paure, le difficoltà e la quotidianità dei religiosi che per decenni custodirono il Santuario della Madonna del Pozzo.
Un documento che, dopo 160 anni, torna a casa e restituisce alla comunità capursese una parte preziosa della propria memoria storica.





